Profilo di Achille Giovanni Cagna
Lo scrittore vercellese Achille Giovanni Cagna
(1847-1931) fu allievo della Scuola Tecnica per due anni, come uditore, con
risultati alquanto mediocri, attestati dalle schede di valutazione del suo
profitto, reperite all'Archivio di Stato: tanto è vero che, abbandonati gli
studi, all'età di quattordici anni trovò lavoro dapprima come garzone
tuttofare presso un negoziante, in un secondo tempo come aiutante del padre
falegname. La sua formazione di autodidatta, appassionato di buone letture,
seppure ancora disordinate, si affinò sempre di più nel tempo. Impiegato
presso l'azienda di granaglie dello zio materno, diede una svolta alla sua
crescita culturale a cominciare dal 1876, in seguito all'incontro con
Giovanni Faldella, amico prezioso e figura di riferimento in ambito
culturale: a Faldella egli fu debitore di fraterni consigli, di
incoraggiamenti, e della frequentazione di intellettuali importanti (tra cui
De Amicis, Abba, Ada Negri, Rovetta), grazie ai quali superò i limiti della
sua formazione giovanile e poté entrare a pieno titolo nel milieu letterario
piemontese del Secondo Ottocento.
Ma all'Istituto «Cavour» Cagna chiese ed ottenne di
ritornare, questa volta come docente, in quanto la Legge Casati permetteva
di accedere all'insegnamento, per meriti letterari, anche se sprovvisti del
curriculum tradizionale. Per conseguire l'abilitazione all'insegnamento
prevista, Cagna, nel 1884, fu costretto a scrivere l'altisonante monografia
didattica Marcia di una gente - poi data alle stampe in edizione
riservata dalla vercellese Tipografia Coppo nel 1889 - finalizzata a
mostrare solide conoscenze di storia «sulle origini dell'umano
incivilimento» dai primordi della storia greca e romana fino all'avvento del
cristianesimo, che gli valse il titolo, dopo anni di attesa, e un'esperienza
triennale in qualità di tirocinante, senza retribuzione, presso l'Istituto
Tecnico «Cavour».
Ma ormai Cagna preferì abbandonare una carriera tardiva
d'insegnante, tra l'altro non particolarmente redditizia, per continuare la
sua attività nell'azienda familiare (presso cui rimase fino al 1909). Del
resto aveva già raggiunto un discreto successo con la pubblicazione delle
sue opere di narrativa principali, edite per la prima volta proprio in
quegli stessi anni: Provinciali (1886), Alpinisti ciabattoni
(1888), e La rivincita dell'amore (1891).
Cagna inoltre si dedicava all'attività politica e, ancora
più alacremente, alla produzione teatrale e saggistica; riscuoteva
apprezzamenti come giornalista della stampa locale e come conferenziere
erudito nelle occasioni celebrative cittadine: insomma si sentiva finalmente
un "autodidatta laureato", certo rispettoso, ma privo di complessi di
inferiorità, nei confronti della cultura e dell'istituzione scolastica.
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"Alpinisti
ciabattoni"
Romanzo scapigliato in ragione del linguaggio fantasioso,
vernacolare, scatenato: la trama indulge al bozzetto più che al romanzo vero
e proprio. Si tratta della storia di due maturi bottegai di paese, che
finalmente si concedono una vacanza "da signori": ma abbandonare il
microcosmo caldo e rassicurante in cui rinchiusi in una vita intera si
rileva un'esperienza tragicomica. I due coniugi incontrano una pletora di
scocciatori, fanno a gara a punzecchiarsi l'un l'altro come mai in vita
loro, non traggono vantaggio né piacere da una natura che anzi sembra
tormentarli e farsi beffe di loro.
Alcuni episodi di autentica e rara comicità rendono la lettura
esilarante e assolutamente moderna, specialmente nei passi in cui l'autore
sembra presagire i futuri destini del turismo di massa.
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