Laboratorio teatrale: a.s.  2008 - 2009


Manifestazione per la celebrazione del Giorno della Memoria 2009
 

 

La storia di Giorgio Perlasca: un giusto italiano

regia di Guido Zamara
Drammatizzazione tratta da“La banalità del bene”di Enrico Deaglio 
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Adattamento e coordinamento a cura di Assunta Grasso, M. Loredana Mattioli, Paola Michelone.
Tecnico di laboratorio: Lilla Amorella

“Eppure c’è chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, così da non vederla e non sentirsene toccato: così hanno fatto la maggior parte dei tedeschi nei dodici anni hitleriani, nell’illusione che il non vedere fosse un non sapere, e che il non sapere li alleviasse dalla loro quota di complicità o di connivenza.”

Primo Levi,  “I sommersi e i salvati”

 “Non si poteva fare nulla: è la giustificazione con cui gli uomini si mettono a posto con la propria coscienza. Ma, anche senza essere eroi, non mancarono le occasioni  per fare o non fare qualche cosa. Giorgio Perlasca, commerciante padovano di carni, si trovava in Ungheria per lavoro dal 1942. Stanco di non far nulla e di assistere impotente alle deportazioni compiute dai nazisti, spacciandosi per un diplomatico spagnolo, riuscì a sottrarre  ai nazisti più di 5000 ebrei. Finita la guerra e ritornato in Italia, riprese con umiltà il suo lavoro, senza cercare riconoscimenti e glorie. Di lui non si seppe più nulla, finché un gruppo di ebree ungheresi, ragazzine all’epoca delle persecuzioni, ricercò notizie del diplomatico che durante la seconda guerra mondiale  le aveva salvate. Giorgio Perlasca venne così rintracciato e ottenne il meritato riconoscimento. Nel 1989 andò in Ungheria dove venne insignito della “Grande Stella di Ungheria”, poi in Israele dove ricevette una medaglia d’onore e gli spettò il diritto di piantare un albero a Gerusalemme nel Bosco dei Giusti, dove ogni pianta ricorda il nome di un uomo che aiutò gli Ebrei, durante gli anni dello sterminio. Morì nel 1992 ed è sepolto nel cimitero di Masera a pochi chilometri da Padova.  

La regia di Guido Zamara  ha colto l’umanità e la naturalezza con cui Giorgio Perlasca ha  compiuto la sua grande opera,  l’altruismo e il coraggio che hanno caratterizzato le sue azioni. Intervistato dal giornalista Enrico Deaglio, ebbe a dichiarare:
“Alla fin dei conti, io ho avuto un’occasione e l’ho usata. Da noi c’è un proverbio che dice: l’occasione fa l’uomo ladro. Ebbene, di me ha fatto un’altra cosa.”

Hanno recitato i ragazzi del Laboratorio Teatrale del Professionale Lanino: Braian Angiolini, Tecla Cocozza, Giulia Condò, Alessia Franchi, Gladys Garcia Batista, Monia Pozzati, Chiara Rovatti, Francheska Yoseli Sanchez, Luana Spinella, Ivan Tarantino
 

Chisciottesco


Il Festival di Poesia Civile “Città di Vercelli” ha appena concluso il suo ricco programma di eventi e manifestazioni. Tra questi, la sezione “Non solo banchi” dedicata al contributo delle scuole e degli studenti che hanno utilizzato varie forme espressive per “fare poesia”: parole scritte, immagini e video, musica rap, rappresentazioni teatrali.  

L’Istituto Professionale “Lanino” ha partecipato alla kermesse  con “Chisciottesco”,  spettacolo realizzato dal Laboratorio Teatrale, con il rap di Dario Dappiano e Antonio Restagno e con la partecipazione al Concorso di Poesia Civile per le scuole.  

Lo spunto  è nato dall’opera dello scrittore spagnolo Miguel de Cervantes che nel Seicento diede vita al notissimo personaggio di Don Chisciotte, il cavaliere errante che girava il mondo a “raddrizzare i torti”. Compito difficile – allora – come oggi. Anche oggi del resto i torti da raddrizzare sono tanti; tante le ingiustizie, tanti i diritti calpestati o ignorati. E’ stato quindi il personaggio di Don Chisciotte a condurci alle poesie di  Rosario Esposito La Rossa,  Semso Avdic, Denise Christine Fernandez, gli autori dei testi che abbiamo scelto per la drammatizzazione.
Le poesie interpretate dagli allievi del Laboratorio hanno dato voce alla necessità di sfuggire alla logica dell’omertà (“Silenzio di Esposito La Rossa), ai torti e alle umiliazioni che a volte sono costretti a subire gli zingari (“Una tragica nottedi Avdic), alle sofferenze dei  “ninos de rua” privati del diritto a una vita dignitosa, non avendo una famiglia, né una casa, né la possibilità di studiare (Per chi scrivodi Fernandez).
Lo spettacolo ha avuto due repliche a cui hanno assistito numerosi allievi e alcune classi delle scuole medie “Avogadro”, “Lanino” e “Verga” di Vercelli. Una platea variegata di ragazzi che ha mostrato di apprezzare questo approccio poco “scolastico” alla poesia, un modo per renderla più attuale, più vicina alla nostra  sensibilità, evitando di chiuderla  dentro i libri che noi  giovani spesso consideriamo  “vecchi” e “noiosi”. Merito in gran parte della  regia di Guido Zamara che ha realizzato scene e coreografie intense, ricche di colori e atmosfere che evocavano la Spagna; un’apprezzabile contributo è stato fornito dalla recitazione corale di tutti gli studenti del laboratorio.
 

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