|
Aveva 15 anni quando si trovò ad imbracciare un fucile. Sarajevo
stava subendo quello che poi è stato definito l’assedio più lungo
della storia moderna. Una città di 500.000 abitanti assediata per
quattro anni dalle truppe serbe che avevano occupato le montagne che
la circondano. Zoran, la nostra guida in Bosnia Erzegovina, era quel
ragazzino e quando abbiamo visitato il tunnel che ha salvato
migliaia di persone affamate e disperate, ci ha detto una frase che
non dimenticheremo:
“E il mondo stava a guardare”.
Il tunnel conduceva all’aeroporto, venne scavato in quattro mesi
da volontari bosniaci che lavoravano a turni di otto ore nella più
assoluta segretezza, è lungo 800 metri, alto 1, 60 e largo 1 metro.
Dina, l’altra guida del nostro gruppo, ci ha raccontato commossa
che i suoi genitori lo attraversarono quattro volte per poterla
vedere, rischiando ogni volta la vita. Ma il tunnel era la
salvezza, fatta di viveri, medicinali, armi, l’unica via di fuga
per migliaia di persone. Noi lo abbiamo percorso per 10 metri. Il
sindaco di Srebrenica Abdurahman Malkic ci ha accolto nel vasto
cimitero di Potocari, a pochi passi dalla città.
A Srebrenica, fra l’11 e il 21 luglio del 1995, furono massacrati
più di 8.000 musulmani bosniaci, tra cui bambini di 12 anni. Nel
Memoriale di Potocari, sterminato cimitero musulmano inaugurato da
Bill Clinton nel 2003, sono seppellite 2000 vittime. Moltissimi
corpi esumati attendono i risultati dei test del Dna per
l’identificazione. Il sindaco ci ha detto che “Srebrenica è una
macchia scura sulla coscienza dell’umanità, una sconfitta per
tutti”. Ma ha anche affermato, augurandoci ogni bene, che la nostra
presenza è un sostegno per ricostruire Srebrenica come società
democratica. Dall’altra parte della strada, davanti al Memoriale,
c’è una fabbrica, un vasto capannone. E’ uno dei luoghi in cui
avvenne il genocidio. Siamo entrati, abbiamo visto un filmato con le
immagini di quello che accadde… uomini che piangevano, donne alle
quali erano strappati i mariti, i figli… il racconto straziante
dell’ultimo ricordo di una madre… il profilo del figlio dai
bellissimi occhi… il dolore di una donna che continua a
rimproverarsi per non aver gridato al momento della separazione da
suo marito, ma solo pianto in silenzio…
E poi il piccolo museo con gli oggetti ritrovati, accanto alle foto
e alla breve storia di 20 vittime del massacro, un braccialetto, due
biglie, occhiali rotti, un quaderno di scuola… Non si può raccontare
quello che si prova all’interno di quel luogo. Questi sono alcuni
ricordi del viaggio in Bosnia del nostro gruppo di lavoro, quello
della II A dell’Istituto Professionale “B. Lanino” di Vercelli, ma
sono tante le immagini che porteremo con noi, insieme agli
insegnanti e agli altri ragazzi del Piemonte vincitori del Concorso
di Storia Contemporanea 2007/2008, promosso dal Comitato regionale
Resistenza e Costituzione, in collaborazione con le Province
piemontesi e la Direzione generale dell’Ufficio scolastico
regionale.
Non dimenticheremo Mostar, con i segni dei bombardamenti e della
ricostruzione, con il bellissimo ponte sul fiume Neretva… Sarajevo,
bellissima e multietnica, con le sue chiese cattoliche e ortodosse,
le moschee e i minareti… Tuzla, con la nostra partecipazione alla
manifestazione delle donne di Srebrenica che ogni 11 del mese, da
12 anni, sfilano formando una catena di mani che stringono cuscini
ricamati con il nome e la data di nascita dei propri cari scomparsi…
Ricorderemo il “Camp Butmir” di Sarajevo dove abbiamo incontrato i
comandanti e i militari del contingente italiano in Bosnia
Erzegovina, le forze di pace dell’Esercito e l’Arma dei Carabinieri,
il pranzo alla loro mensa, la loro gioia nel vederci e i saluti
all’Italia.
Un grande ringraziamento al Consiglio Regionale del Piemonte che ha
organizzato questo bellissimo viaggio-studio, ricco e intenso, fonte
di conoscenza e crescita.
Maria Loredana Mattioli e le allieve della II A dell’Istituto
Professionale Lanino: Zaira Eliana Accettulli, Giulia Condò,
Martina Coppo, Desirée Fantinati, Ylenia Fra, Ambra Ravasenga,
Francheska Yoseli Sanchez
|