| Unità didattica n°1: Comprendere i testi | |||||
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Esercizi relativi alla comprensione del testo
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Testo n.1 La coltivazione della terra, l’allevamento del bestiame, la conservazione dei cibi, gli scambi commerciali assicurarono agli uomini del neolitico una alimentazione abbondante e la possibilità di accumulare delle riserve di viveri. Il pericolo di patire la fame divenne meno grave di quanto succedeva in passato. Il primo effetto di tutto ciò fu uno straordinario aumento della popolazione. Tra il 10000 e il 4000 a.C. si calcola che la popolazione mondiale sia passata da 5 milioni di abitanti a 20 milioni, aumentando di ben 4 volte. Villaggi nei quali si praticava una economia mista, cioè l’agricoltura associata all’allevamento, si moltiplicarono in Europa a partire dal IV millennio a: C. Il loro aspetto, pur a distanza di tanti anni, ci è familiare: molte case del nostro mondo sono di legno, di pietra, d’argilla; molte stoviglie sono di terracotta; il cibo consumato dall’uomo è fornito per la maggior parte dai campi e dal bestiame, gli abiti sono ricavati dalla lana delle pecore e dalle fibre delle piante. Ancora oggi, insomma, una buona parte della popolazione vive in villaggi e svolge attività in tutto simili a quelle dell’uomo neolitico. Nei villaggi neolitici si sviluppò anche la divisione del lavoro tra i sessi . Gli uomini andavano a caccia, portavano gli animali al pascolo, abbattevano gli alberi delle foreste, fabbricavano gli utensili di pietra e di legno. Le donne invece filavano, cuocevano i vasi d’argilla, tessevano, coltivavano gli orti intorno al villaggio. Nei periodi in cui il lavoro agricolo era più intenso (in particolare durante la semina e la mietitura dei cereali) tutti quanti, compresi i bambini, lavoravano nei campi. Esercizio n. 1Leggi velocemente il testo (gli inizi dei capoversi/dei periodi) e poi:
Esercizio n. 2 Leggi attentamente il testo . Torna indietro a rileggere, se non riesci a seguire il filo del discorso e poi:
Testo n.2Del termine mito si fa oggi largo uso e abuso: si parla di miti (o falsi miti) dell’uomo contemporaneo – quali potrebbero essere la bellezza, il successo, il denaro……., - si definiscono “mitiche” alcune immagini, aspirazioni, idee; il vocabolo insomma è di moda. Vediamo di chiarire, anzitutto, quale ne fosse il valore originario. In greco mythos significava “racconto”, e in questa accezione è usato nei poemi omerici: un significato “neutro”, dunque, che venne a modificarsi quando, col sorgere del pensiero filosofico, al mythos fu contrapposto il logos, cioè la parola razionale. In tal modo, al termine mythos fu conferita una sfumatura dispregiativa: il mito non sarebbe che una favola fallace, una menzogna immaginosa, capace di incantare e di distogliere l’uomo dalla conoscenza razionale, ottenuta per via logica. Ma lo stesso filosofo Platone (IV sec. a:C.), pur inizialmente critico nei confronti del mito, non si astenne dal farvi ricorso, anzi gli affidò sovente la funzione di comunicare, tramite un racconto allusivo, una verità. Potremmo perciò definire il mito una “favola” che, in forma immaginosa, propone i grandi temi della vita umana: la nascita e la morte, l’amore e l’odio, la felicità e la sofferenza? Ci sembra una definizione accettabile, che sottolinea come il mito non vada considerato una sorta di “tradimento” della ragione, ma rispecchi i grandi problemi dell’uomo e risponda all’esigenza di accostarsi ad essi non necessariamente tramite la conoscenza razionale: è possibile, e forse in alcuni casi più autentica, una conoscenza intuitiva, per immagini, metafore, simboli. Esercizi Dopo aver attentamente letto il testo .
Testo n.3 Jumbo è, più che un termine, una denominazione inglese commerciale e tecnica di prodotti, mezzi di trasporto e apparati meccanici di grandi dimensioni e capacità: la storia di questo recente forestierismo, che in Italia è pronunciato nell’uso corrente giumbo, è singolare. Nel periodo tra il 1842 e il 1890 l’avventuroso imprenditore statunitense Phineas Taylor Barnum aveva creato un grande circo equestre, il “Circo Barnum”, con annessi un imponente serraglio e vari baracconi da fiera, e dal 1871 lo aveva portato e presentato con grande successo in molti Paesi europei ed extra –europei. Un’attrazione del circo e del serraglio era un elefante di eccezionali dimensioni, cui Barnum aveva dato il fantasioso nome di Jumbo, che negli stati Uniti d’America, e quindi anche in Inghilterra da nome proprio divenne, per la grande popolarità di questo elefante, nome comune per indicare, per lo più in funzione di aggettivo, qualsiasi cosa di eccezionali dimensioni e capacità. Così nell’uso corrente, in inglese jumbo definì prodotti in confezioni o tipi di grandi dimensioni( “tubetti jumbo”, per esempio, di dentifrici; “confezioni, contenitori, scatola, imballaggio jumbo”,ecc), molto più grandi di quelli definiti, con un’altra metafora, kingsize cioè letteralmente “misura,grandezza da re” ( come le “sigarette kingsize”più lunghe del normale). Il nome proprio e comune si diffuse anche in Italia, dove era molto noto il “Circo Barnum” (che continuò con questo nome anche dopo la morte nel 1891del suo fondatore): già verso la metà del Novecento con Jumbo si denominò una grande impalcatura mobile impiegata nei lavori di traforo delle gallerie. Ma la grande diffusione avvenne, in Italia e in molti altri Paesi, con la denominazione jumbo-jet data nel 1964 a un grande aereo di linea a reazione, di fabbricazione statunitense (Boeing 747), capace di trasportare fino a 500 passeggeri, poi chiamato, dal 1966, solo Jumbo. Con la grande fortuna di questo aereo, acquistato e impiegato anche dalla compagnia di bandiera italiana, il nome jumbo si divulgò dal 1970 anche in Italia. Dopo aver letto attentamente il testo:
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Didattica in rete, Programmazione Italiano 1^A, Leggere e riassumere